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	<title>don Giuseppe Canovai &#187; Testimonianze</title>
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	<description>In Cruce Oro et  Pugno - La figura e la spiritualità del Servo di Dio Mons. Guseppe Canovai, Sacerote romano Diplomatico della Santa Sede</description>
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		<title>Offerta, impegno e preghiera per l&#8217;unità della famiglia</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2016 10:15:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p> Don Giuseppe Canovai, sacerdote romano e diplomatico della Santa Sede, intellettuale e formatore di giovani, si spese sempre per la salvaguardia della famiglia cristiana e per la trasmissione dell&#8217;importanza del sacramento del matrimonio alle giovani famiglie. Un episodio in particolare, intrecciato ad una grave pagina della storia cilena, ce lo dimostra ampiamente. È il 4 [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2015/11/jose-canovai.jpg"><img class="alignright wp-image-1493 size-full" src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2015/11/jose-canovai.jpg" alt="jose-canovai" width="180" height="240" /></a>Don Giuseppe Canovai, sacerdote romano e diplomatico della Santa Sede, <a title="Il Cardinal Siri ai convegni di studio di Mons. Canovai" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/card-giuseppe-siri-convegni-di-studio/" target="_blank">intellettuale e formatore di giovani,</a> si spese sempre per la <a title="Sulla famiglia cristiana: lettera di Mons. Canovai" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/famiglia-cristiana/" target="_blank">salvaguardia della famiglia cristiana</a> e per la trasmissione dell&#8217;importanza del <strong>sacramento del matrimonio alle giovani famiglie</strong>. Un episodio in particolare, intrecciato ad una grave pagina della storia cilena, ce lo dimostra ampiamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È il 4 marzo del 1942</strong> e don Giuseppe Canovai, mentre si trova a <strong>Santiago del Cile</strong> come Incaricato d’Affari <em>ad interim</em>, scopre che la <strong>legge sul divorzio potrebbe essere approvata</strong> dal parlamento cileno. Alle pagine del suo diario affida tutta la sofferenza ed il timore che una legge contro l&#8217;unità della famiglia venga approvata e, per scongiurarlo, offre le sue preghiere e sofferenze per la salvezza della famiglia cristiana. Alla concreta <strong>azione diplomatica</strong> effettuata attraverso la Nunziatura in Cile, affianca l&#8217;intensa <strong>preghiera personale, terribili flagellazioni</strong> e la continua offerta di sé al Signore. Il grande sacrificio gli ottiene il premio: riparte dal Cile sapendo che <strong>la legge non è stata approvata</strong>; a tutt’oggi il Cile è uno degli ultimi paesi al mondo in cui la legge sul divorzio sia stata approvata.</p>
<div id="attachment_1119" style="width: 215px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2014/01/diario-canovai-sangue.jpg"><img class=" wp-image-1119" src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2014/01/diario-canovai-sangue-246x300.jpg" alt="Pagina di sangue del Diario di Mons. Canovai" width="205" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Pagina di sangue del Diario di Mons. Canovai</p></div>
<p style="text-align: justify;">Memorabile, tra i continui patimenti e sacrifici di quel periodo, resta la <strong>preghiera scritta con il proprio sangue</strong> ed offerta contro la distruzione della famiglia: “Prendi Dio mio questa parola che è tutta mia scritta con tutta l&#8217;anima mia scritta con il sangue che sospiro di offrirti, che verso sulla carta con l&#8217;intenzione di una testimonianza all&#8217;amore con cui ti ricerco, più ancora all&#8217;amore con cui tu mi hai ricercato, mio dolcissimo amico con la stessa intenzione, volesse Dio, con lo stesso amore con cui l&#8217;hanno versato i tuoi martiri.”</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;importanza dell&#8217;unità familiare e del sacramento del matrimonio sono termini che restano presenti in molte delle sue catechesi e che ritroviamo nelle esortazioni ai suoi amici divenuti genitori o sposi. <strong>La convinzione che la famiglia cristiana sia il modello in cui marito e moglie possano santificarsi</strong> e far crescere i figli nelle vie del Signore sprona don Giuseppe Canovai a battersi ed offrire tutto perché il vincolo di questo sacramento non sia spezzato dalla legge. Perché, come ricorda ad un caro amico: “Dio attraverso il vincolo del grande Sacramento ti ha chiamato a collaborare alla sua opera creatrice e redentrice. Questo è il grande mistero della famiglia cristiana; essere strumento di Dio nella donazione della vita e ministro suo nell’accendere nelle anime le eterne speranze.”</p>
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		<title>Il Cardinal Siri ai convegni di studio di Mons. Canovai</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2016 10:43:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Un rapporto di amicizia e grande stima legò il servo di Dio Mons. Canovai e il Cardinal Giuseppe Siri. I due furono infatti compagni di corso all&#8217;Università della Gregoriana e, anche dopo aver terminato gli studi, rimasero sempre in ottimi rapporti. Proprio nell&#8217;Università che vide nascere la loro amicizia, alcuni anni dopo la morte di [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Un rapporto di amicizia e grande stima legò il servo di Dio Mons. Canovai e il Cardinal Giuseppe Siri. I due </strong>furono infatti compagni di corso all&#8217;Università della Gregoriana e, anche dopo aver terminato gli studi, rimasero sempre in ottimi rapporti. Proprio nell&#8217;Università che vide nascere la loro amicizia, alcuni anni dopo la morte di Canovai, il Card. Siri avrebbe tenuto una <a title="Conferenza del Card. Siri: “L’anima sacerdotale di Mons. Canovai”" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/giuseppe-siri-conferenza-canovai/" target="_blank"><strong>splendida conferenza in commemorazione </strong></a>dell&#8217;amico scomparso.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo brano di cui vi proponiamo la lettura, sono riportate altre impressioni e commenti del Card. Siri raccolti da Mons. Domenico Mondrone in <em><a title="Suscipe domine diario biografia Canovai" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/libri-scritti/suscipe-domine/" target="_blank"><strong>Suscipe Domine</strong></a>. Biografia e diario di Monsignore Giuseppe Canovai</em>. Il contesto è quello dei corsi di studio che Canovai teneva a universitari e professionisti. L&#8217;amico Siri, presente a molte lezioni, narra con affetto e stima la profondità, la chiarezza ed il fascino che il il nostro <a title="“Don Giuseppe Canovai apostolo della gioventù”, da Avvenire" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/apostolo-della-gioventu-avvenire/" target="_blank"><strong><em>apostolo degli universitari</em> </strong></a>(così veniva chiamato Canovai) suscitava in chi lo ascoltava.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2015/10/apostolo-gioventu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1476" src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2015/10/apostolo-gioventu-300x170.jpg" alt="apostolo-gioventu" width="300" height="170" /></a>I convegni (di cultura cattolica ndr.) furono i centri che meglio rivelarono, in Italia prima e poi in Argentina, le ricche doti dell&#8217;intelligenza e dell&#8217;anima sacerdotale di Giuseppe Canovai. Per restringerci ai convegni tenuti in Italia, in particolare a quelli organizzati per professori e studenti universitari dalla Dott. Capelli, il Canovai vi andò oltre una trentina di volte, prendendovi sempre parte attivissima con lezioni ora di filosofia, ora di apologetica. Tutte le volte che gli riuscisse, egli non si negava mai, perché aveva trovato in essi il ministero veramente suo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Ecc.mo Arcivescovo di Genova, Mons. Siri</strong>, che gli era stato compagno alla Gregoriana, riferendosi appunto a questi convegni scrive: «Lo rividi anni dopo a Villa Pagauiui di Gaione (Parma), per un corso a professionisti. Da allora sia a Villa Paganini, sia a Villa Maria di Campomorone, <strong>lavorammo molte volte insieme nei corsi</strong> degli studenti, dei professionisti e dei professori universitari. Egli svolgeva un programma di<strong> filosofia</strong>. Sentendolo e sentendo di lui i giudizi degli altri, mi ero fatta l&#8217;opinione -per quello che io conoscevo &#8211; che<strong> nessuno come Lui in campo nostro in Italia avesse la somma di doti per essere espositore e difensore della filosofia cattolica</strong> di fronte ai massimi esponenti delle correnti non cattoliche. Chiarezza fulgente, organicità limpida, potenza impressionante, calore commovente e cultura aggiornatissima erano le caratteristiche del suo insegnamento. Così creava in­ torno a sé un&#8217;atmosfera, che si accendeva di giorno in giorno; <strong>viveva la verità e la faceva vivere</strong>. Nei molti anni che mi occupai di quei corsi ebbi molti ed illustri colleghi; senza far torto a nessuno, mai ne trovai che raggiungessero la intensità di effetto di Mons. Canovai».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2016/01/card-siri.jpg"><img class="alignright wp-image-1545 " src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2016/01/card-siri-219x300.jpg" alt="card-siri" width="169" height="231" /></a>«Ad un certo punto, avvicinandolo, l&#8217;attenzione si spostava ad altro: si trovava che era un&#8217;anima grande. Per me questa parola dice tutto quello che io sento di lui. Cuore, generosità, effusione in semplicità di fanciullo; tutto diventava caldo e vibrante. Anima sensibilissima, che credo sentisse anche i più piccoli colpi; ma che era in grado di superarsi continuamente e di continuamente effondere. A me pareva che con Lui non si sarebbe riusciti ad aver contrasti. Quando parlava con me delle sue lezioni, rivelava il timore di non saper rispondere all&#8217;impegno e mi chiedeva, come un fanciullo a scuola, se andava bene. Era convinto di poter far male, il che misura la sua non ordinaria umiltà. Aveva una luce negli occhi. Dopo anni lo rivedo sempre. Allora mi pareva cosa ordinaria, perché lo vedevo sempre; però mi dava un senso di riposo e di gioia. Oggi comprendo bene che quella luce si accendeva di una soprannaturale luce e grazia interiore.<strong> Oggi penso sempre che questo buon amico mio mi aiuti molto dal cielo</strong>».</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Da: D. Mondrone S.I., <em>Suscipe Domine. Biografia e diario di Monsignore Giuseppe Canovai</em>, Ed. La civiltà Cattolica, Roma 1949, pp. 205-206</p>
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		<title>Tuus sum ego: don Giuseppe Canovai e l&#8217;appertenenza a Cristo nel sacerdozio</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2016 16:14:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La morte prematura di Mons. Canovai suscitò un vivissimo rimpianto in quanti lo conobbero in Italia, in Argentina, in Cile. Dovunque era stato molti furono ad ammirare le sue rare virtù sacerdotali, la sua profondissima cultura, la sua vivissima parola. Tante sono le testimonianze che ce lo ricordano ancora oggi. Sulla sua tomba fu scritto: [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>La morte prematura di Mons. Canovai suscitò un vivissimo rimpianto in quanti lo conobbero in Italia, in Argentina, in Cile. Dovunque era stato molti furono ad ammirare le sue rare virtù sacerdotali, la sua profondissima cultura, la sua vivissima parola. Tante sono le testimonianze che ce lo ricordano ancora oggi. Sulla sua tomba fu scritto: «Sacerdote a pochi paragonabile». E fu veramente tale. In questo brano di cui vi proponiamo la lettura, don Giuseppe Canovai affida al suo Diario i pensieri più intimi sul Sacerdozio e sul Sacro Ministero&#8230; Mons. Canovai, abituato a pregare anche con la penna, appuntava le sue meditazioni, il suo amore a Cristo ed al Sacerdozio scrivendo per sé: non scriveva per pubblicare.</em></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2016/01/sacerdote.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1532" src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2016/01/sacerdote-300x200.jpg" alt="sacerdote" width="300" height="200" /></a>«<strong><em>Tuus sum ego</em></strong>» ripetuto al buon Dio quasi sottovoce, sapendo che non si è degni di dirlo; ripeterlo come il piccolo gorgoglio di una polla di acqua viva che sboccia sotterra; alimentarlo in noi come un piccolo tepore raccolto sotto la cenere; ridirlo al Signore «sono tuo», una cosa tua, tutta tua, solo tua, come il cuore di chi ci ama è tutto nostro, come la cosa è del suo padrone, come sono miei i miei pensieri e i miei desideri, come è mio ciò che vive e si agita entro di me, tuo Signore! E tuo invincibilmente, appartengo a te, nessuno mi può togliere dal tuo dominio penetrante e santificante! Gusto di intimità, di cuore a cuore con te, di contatto segreto e immediato, quando ti dico che sono tuo e mi sembra che tu ti impossessi di me e mi penetri e mi pervadi tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuo nel mio soffrire che imprime in ogni fibra del mio essere la tua Croce: nessuna cosa mi dà tanto il senso e il gusto dell’appartenerti come il dolore! Tuo nel mio lavoro, di cui tu sei Signore, ché tutto è per il Tutto «<em>omnia dona delecte mi servavi tibi!</em>» Tuo nel mio desiderare e nel mio sperare ancora, ché Te voglio e desidero al fondo di ogni cosa e al termine di ogni speranza! tuo nella mia letizia che è gioia di offrirti, tuo nella mia tristezza che è amarezza di non sapermi consumare, tuo nella mia preghiera in cui ti cerco nutrimento e vita, tuo nel mio Breviario in cui tu prendi la mia piccola voce di creatura e la trasformi nella tua invocazione celeste, tuo nella predicazione della tua legge in cui scompaio nella tua parola, tuo all’Altare del tuo Sacrificio ove aspiro a scomparire nella tua Croce; tuo, di te, di te fanciullo, di te crocifisso. Di te Eucaristia; tutto tuo, come l’artista è della sua opera, immensamente più, di più ancora, come il padre è della creatura che ha generato, perché io ogni mattina suscito e creo quella tua presenza e quella è la mia vera opera e per quello solo esisto; oh dolce vivere per assicurare la tua presenza sulla terra tra i figli degli uomini, oh come è bello appartenerti così; tuo perché vivo per te, per donare a te la tua presenza sulla terra e poi questa donarla i fratelli.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tuus sum ego</em>: tuo è il mio dolore che mi fa partecipe della tua Croce, tua è la mia azione che mi fa partecipe della tua fecondità, tuo è il mio lavoro che mi dona le opere del Padre, tua è la mia speranza che mi solleva verso di Te, tuo è il mio passato, testimonio della tua misericordia, tuo è il mio avvenire che mi avvicina alla tua eternità.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta la vita cristiana, e la vita apostolica soprattutto, è un rendere testimonianza a Cristo e alla verità del Cristo. L’idea della testimonianza invade e assorbe in questi giorni tutta la mia vita interiore: vivere per modo di potere ad ogni momento testimoniare di Cristo; che ogni frammento del nostro tempo, come i frammenti del pane moltiplicato nel miracolo, possa essere testimonio della sua onnipotenza e della sua misericordia. I frammenti del pane testimoniarono della onnipotenza che aveva compiuto il miracolo e della soave misericordia che lo aveva ispirato! Questo pure deve testimoniare la nostra vita nella pace, nella bontà, nella serenità di ogni istante, nella continua unione con Dio, nella incessante donazione della carità: deve rendere testimonianza alla Onnipotenza di Dio che ha compiuto il miracolo e compie continuamente il miracolo di farci vivere così; alla Misericordia di Dio che ci dona nella fiducia in Lui una pace inammissibile. Allora si diffonderà pure in ogni istante della nostra vita la pace e la gioia del martirio: la gioia liberatrice del martire: il martirio è la suprema liberazione, il supremo avverarsi della parola di Gesù «<em>Veritas liberabit vos</em>», chè ciò che libera è l’atto libero con cui l’anima si dona e donandosi si fa superiore ai beni caduchi e respira l’aria dell’eternità: la donazione reale e spontanea della vita è il supremo uso della libertà come strumento di libero sacrificio e di offerta, è quindi l’atto supremamente liberatore: è l’atto unificante del supremo possesso, perché è; il più perfettamente, ritrovamento di sé: chi dà la sua vita la troverà. Quanto più sappiamo mettere nella nostra vita di testimonianza a Cristo, cioè di verace martirio, tanto più troveremo la pacificante gioia del martire.</p>
<hr />
<p>Mons. G. LORETI (a cura di), <em>Sacerdozio Messa Breviario</em>, Edizioni Centena, Roma 1962;</p>
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		<title>“Ho cercato Maria&#8230;”, spiritualità mariana di don Giuseppe Canovai</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 14:09:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>“Mio Dio, voglio essere sacerdote in tutto, per tutto, in ogni attimo della vita, in ogni momento della mia giornata, in ogni atteggiamento del mio spirito… Voglio che tutto sia sacerdozio e cioè distruzione di me, glorificazione di te, donazione di misericordia e di pace alle anime… Intensifica, o mio Dio, centuplica il fuoco che [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Mio Dio, voglio essere sacerdote in tutto, per tutto, in ogni attimo della vita, in ogni momento della mia giornata, in ogni atteggiamento del mio spirito… Voglio che tutto sia sacerdozio e cioè distruzione di me, glorificazione di te, donazione di misericordia e di pace alle anime… Intensifica, o mio Dio, centuplica il fuoco che mi brucia, che non mi lascia in pace, affretta la consumazione e la fine affinché sul grano disfatto trionfi la tua croce, si irradi la tua luce, si aprano le sorgenti della Vita e le anime trovino misericordia, e il tuo Nome gloria”,  </em>Diario, 7 maggio 1940.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2015/11/maria.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1509" src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2015/11/maria-177x300.jpg" alt="maria" width="177" height="300" /></a>Accenti come questi sono l’eco genuino di un cuore sacerdotale andato in fiamma in contatto del Cuore sacerdotale di Gesù Cristo. Ma chi è che ha preparato quest’anima&#8230; che l’ha disposta così bene a tanta incandescenza di carità?</p>
<p style="text-align: justify;">Tante le volte che ci si trova dinanzi ad una di queste creature di grazia, non si può che pensare a Lei, alla <strong><em>Mater gratiae</em></strong>. Chi vi fa pensare è tutto un fiume stupendo e veramente regalo di tradizione cattolica. È sulla sponda di quel fiume una voce che compendia tutta quella tradizione, la voce di Leone XIII, il quale nella Enciclica <em>Iucunda semper</em> (8.sett. 1894) insegna che “qualunque grazia impartita agli uomini ha questo triplice procedimento: da Dio a Cristo, da Cristo a Maria, da Maria a noi”. Consacrazione solenne del noto pensiero di san Bernando: “Dio ha voluto che noi non avessimo nulla se non per le mani di Maria”(Serm. III De Natir. Dom.).</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’<strong>Epifania del 1941</strong>, Mons. Canovai, al termine di una meditazione tutta “piena di luce e di grazia”, si sentì come travolto da “un’inondazione di riconoscenza”, dinanzi a Lui che si è degnato manifestarsi &#8211; a Bethlem, al Giordano, a Cana &#8211; . L’anima, dice egli, veniva meno “alla <strong>contemplazione di quel suo infinito donarsi</strong>”. Prendendo nelle mani la mia offerta e sentendone la nullità, allora “ho cercato chi potesse farmi la misericordia di presentarla: <strong>ho cercato Maria</strong>&#8230; l’ho incontrata a Bethlem e l’ho incontrata a Cana&#8230; ed ho affidato alle sue mani virginee e materne la mia offerta.. poi son dovuto andare all’altare, tutto mi si scoloriva, i testi della Messa mi si confondevano in un pensiero solo, alla fine Maria ti ha deposto nelle mie mani e gli occhi ti hanno fissato, si sono affissati nel mistero del tuo manifestarsi: nei veli della creazione, nell’incanto di Bethlem, nella onnipotenza di Cana, nei veli del pane, nel sangue della croce”.</p>
<p style="text-align: justify;"> “<strong>Ho cercato Maria</strong>&#8230;”: cogliere Giuseppe Canovai con questa espressione sulle labbra, nell’atto che sta per salire all’altare e sull’altare sta per scendere nelle sue mani la vittima divina, è lo stesso che scoprire il segreto e l’orientamento più vero di tutta la sua vita interiore di sacerdote: <em>ad Iesum per Mariam</em>! In realtà, egli aveva cercato Maria fin da giovinetto. Ma quando in prossimità del sacerdozio e per teologica consapevolezza, si persuase che il successo della sua vita interiore e l’efficacia del suo apostolato dipendevano tutto dalla grazia, e d’altra parte, <strong>mediatrice di tutta la grazia è la Madonna</strong>, trasse dubito la conseguenza, che la sua santificazione e la fecondità del suo lavoro apostolico dipendevano tutto da Maria.</p>
<p style="text-align: justify;">Volle perciò che la Madonna entrasse in pieno nei pensieri, desideri, aspirazioni, propositi, gioie, sofferenze, lavoro, in tutta la sua vita.</p>
<p style="text-align: justify;">E quando un figlio diventa un sacerdote, in un’ora di confidenza incondizionata e tenera, abbandona se stesso&#8230; questa Mamma, e lascia a Lei la cura di badare a tutto, di provvedere a tutto, e Le promette di lasciarla fare, e di fatto la lascerà fare come crede e come vuole, senza chiederle mai conto di quello che fa: noi ci accorgeremo presto che in quell’anima c’è la presenza di questa Mamma, perché in ogni cosa ravviseremo il tocco delicato &#8211; qualche volta anche maternamente severo &#8211; della sua mano, tutto comincerà a vedersi in ordine, tutto s’andrà illuminando nel riflesso del suo sorriso, nello splendore della sua purezza, da per tutto troveremo il senso della sua tutela, l’impronta della sua bontà: quell’anima in poco tempo si trasforma, le virtù pulluleranno l’una dopo l’altra, come per incanto, nel caldo del suo Cuore materno.</p>
<p style="text-align: justify;">San Giuseppe Cafasso, che s’intendeva come pochi di anime sacerdotali, soleva dire: “Quando avvenga di sentir parlare d’un sacerdote che sia devoto di Maria, non cercate più altro, state certi che non può a meno che esser buono, e forse d’una bontà non comune. Se al contrario venite a conoscerlo freddo e poco sensibile all’affetto, perché se non ha un gran cuore per la Madre, non può avere un gran cuore per il Figlio, per la gloria di Lui e per la salute delle anime”. (Cfr.Idem, Homo Dei, Torino 1947).</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto quello che Giuseppe Canovai ha scritto della <strong>Madonna,</strong> a metterlo insieme, riempirebbe sì e no una quindicina di pagine. Non sono che dei tratti dove si parla di Lei. Ma quei tratti rivelano di volta in volta tutto un mondo di santa e quasi gelosa intimità. Si coglie in essi il lampo di gioia confidente e commossa del figlio che si sente con la Mamma. Si direbbe nient’altro che lo scambio di pochissime parole, appena uno sguardo d’intesa, ma in quelle parole e in quello sguardo c’è tutto, perché c’è l’abbandono di un’anima che sa di appartenerle e ogni cosa ne attende. In breve, essi ci dicono come tutto il suo sacerdozio si appoggiasse su Maria, <em>Regina cleri</em>, <em>Mater sacerdotum</em>, e come i suoi rapporti con Lei non si esaurissero in fervorosi atti e pratiche devozionali, ma si attuassero in una piena e definitiva donazione di sé alla Madre celeste.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi <strong>tratti mariani del diario s</strong>i riferiscono a tutti i momenti più significativi della sua vita, specialmente interiore. Sorprendiamolo mentre va meditando sui titoli che ha questa Madre alla nostra confidenza e al nostro amore. “<em>Maria&#8230;Mater mea</em>,&#8230;.mia madre: per me ha offerto la sua verginità, per me l’ha difesa, per me ha accolto la profezia di Simeone, per me misera a Bethlem, per me raminga in Egitto, per me povera e affaticata a Nazareth, per me cercante a Gerusalemme, per me silenziosa nel tempio, per me invocante a Cana, per me ansiosa a Cafarnao, per me sola nella grande assenza, per me strazia ai tribunali, per me desolata e forte al Calavario, per me &#8230;..coi dodici, per me esaltante nello Spirito, per me trionfante nei cieli, per me &#8230;.tutto questo, fatto per me, voluto per me essa mi&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;., mi ha generato, mi ha accolto nelle sua braccia materne, ad immagine della Provvidenza di Dio, prima che fossi, per me&#8230;.O amabilissima Madre!”. (27 ottobre 1939).</p>
<p style="text-align: justify;">Sacerdote, egli la vuole “<strong>Maestra di ogni pensiero”</strong> (15 agosto 1940). Apostolo, sente il bisogno “di <strong>avvicinarsi a Maria per apprendere da Lei a offrire il Cristo alle anime</strong>” (15 dicembre 1940). Anima di profonda interiorità, sente che “è bello pensare che la nostra anima può essere riposo al Cristo! Ma come esserlo<strong> bisogna chiederlo a Maria: Maria è stata la sola anima in cui Cristo ha incontrato riposo</strong>”(29 dicembre 1940).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il momento più augusto e più commovente di questa sua f<strong>igliolanza mariana</strong> amò contemplarlo là dove la maternità di Lei era stata divinamente proclamata, ai <strong>piedi della croce</strong>. Maternità ch’egli sentiva di raccogliere sanzionata dal sacrificio di Cristo, in fraterna solidarietà con Giovanni, il primo sacerdote a cui quella maternità veniva significata e per lui a tutti i sacerdoti e a tutta l’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">“Maria ci ha generato; essa può rigenerarci ancora; ma <strong>ci ha generato alla croce e non ci rigenera che nella croce</strong>”(15 ottobre 1940). Del resto, se la croce è l’unica nostra speranza di rigenerazione, è però “la speranza nutrita e sorretta dalla Madre” (24 settembre 1939).</p>
<p style="text-align: justify;">“La grandezza propria di Maria &#8211; scrive durante un corso di Esercizi tutto imperniato sulla croce &#8211; mi è apparsa in questo, che non ha sofferto altro che della sofferenza di Gesù. Non ha offerto per il Signore sofferenze sue, ma ha sofferto di quelle del Figlio di Dio. Ha sofferto perché Cristo soffriva, ha patito per la Croce del Figlio, mi è apparsa come l’insuperato modello di chi vuole soffrire soltanto di Gesù&#8230; mi è apparsa veramente <strong>Regina della croce</strong>, perché la sua croce era soltanto la croce del Re&#8221;. Tutto questo dice un’<strong>anima spoglia interamente di sé,</strong> in ogni cosa, che non si ricerca e non si ritrova più; che ha perduto interesse ad ogni cosa che non abbia il dolce sapore della croce del Maestro e non di sé e per sé, ma di Lui solo soffre. Di Lui crocifisso un giorno con legno e chiodi e di Lui crocifisso eternamente di carità in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Le nostre pene sono in quanto rifrangono la sua, in quanto ci aiutano a comunicare alla sua, ma quello che strazia il nostro cuore è, il sacrificio suo e la sofferenza sua.</p>
<p style="text-align: justify;">“O Maria, Regina della croce che partecipasti ai dolori del Figlio in una donazione di te perfettissima che ti fatto con Cristo <strong>Regina e Corredentrice</strong> delle anime, donami impresso indelebilmente nel cuore il segno della carità dolorante di Gesù, stabiliscimi nella comunione continua al suo divino tormento, fammi penetrare la realtà vera e continua della sua crocifissione d’amore, fammi sentire il lamento doloroso e continuo del Maestro invisibilmente crocifisso nelle donazioni dell’Ostia e nel mistico corpo della sua Chiesa. Fa’ che questa realtà sia al centro del mio pensiero, che io la trovi al fondo di ogni atto dell’intelletto e della volontà e di qui si diffonda in tutta la vita affinché in qualunque cosa io sia occupato con una attenzione nascosta del cuore e della volontà, con le donazioni interiori dell’animo, al di fuori di ogni formulazione del pensiero, con un amore vigile e desto io sia nel mistero del dolore crocifisso, io sia nella croce”(dic. 1937).</p>
<p style="text-align: justify;"> In questa pagina abbiamo l’aspetto più particolare della <strong>spiritualità mariana di Mons. Canovai</strong>; abbiamo il segreto della sua eroica vita interiore e la spiegazione della fecondità con cui la Regina crucis ne ha benedetto l’apostolato.</p>
<p style="text-align: justify;">Egli<strong> è un fiore di sacerdote tutto sbocciato ai piedi della croce</strong>, accanto al Cuore dolorante della Madre divina. Se la sentenza di san Bonaventura: “Non ho mai letto esservi stato un santo che non fosse particolarmente devoto della gloriosa Vergine” (Serm.II&#8230;&#8230;.) è una realtà storica, Giuseppe Canovai ne è una nuova conferma.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">da <a title="Suscipe domine libri don Giuseppe Canovai" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/libri-scritti/suscipe-domine/" target="_blank"><em>Suscipe Domine – Biografia e diario di Mons. Giuseppe Canovai</em></a>, a cura di D. MONDRONE, La civiltà cattolica, Roma 1949.</p>
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		<title>Una bella figura di sacerdote diplomatico Giuseppe Canovai, di Maria Fassina, su “Il Messaggero d’Italia” di Buenos Aires, 1952</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 08:46:58 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2014/01/Canovai_partenzaChile_19421.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1153" src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2014/01/Canovai_partenzaChile_19421-300x222.jpg" alt="Servo di Dio Mons Giuseppe Canovai" width="300" height="222" /></a>Sono già dieci anni che Mons. Giuseppe Canovai, terminata la sua rapida carriera umana, ci lasciava e varcava quelle soglie della Casa Paterna, che tanto aveva anelato e glorificato con la sua parola.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi l’ha conosciuto non l’ha potuto dimenticare:</strong> se con rammarico perde il disegno preciso delle sue linee corporali, ritiene intera la profonda impressione di pienezza spirituale che l’anima provava alla sua presenza e vede sempre più isolarsi ed elevarsi la sua figura sopra persone e cose:“Tanto diverso da tutti eppur simile a tutti, quanto il Regno di Dio si eleva sulla città della terra”.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre era fra noi, <strong>piccoli e grandi, l’amavamo</strong>, l’ammiravamo, lo cercavamo, perché Egli, coprendo con cura la straordinaria misura della sua virtù e del suo ingegno, appariva semplice ed accessibile a tutti, rivestito di quella cordiale e squisita amabilità che conquista gli animi.</p>
<p style="text-align: justify;">Credevamo che la perfetta armonia delle più delicate e preziose qualità del cuore con una potente personalità spirituale, in cui si integravano acutezza<strong> dialettica</strong>, <strong>sensibilità artistica</strong> e vasta <strong>cultura umanistica</strong>, e con una straordinaria capacità <strong>contemplativa</strong>, che si traduceva in una interpretazione originale e viva della Parola Divina, fosse un dono eccelso della grazia, armonizzante meravigliosamente in una Creatura privilegiata i talenti umani e spirituali, così naturalmente come nelle albe biancheggianti l’orchestrazione canora degli uccelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo la morte rivelò il prezzo di quella armonia e di quel potere di conquista, e l’eroismo della Volontà nell’uso della libertà umana,”Se il seme non muore non dà frutto” ha detto il Maestro, ed anche questa volta la Parola Divina non ha sofferto eccezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il<a title="Passione per Cristo, Diario di Mons. Giuseppe Canovai – Con prefazione del Cardinale Pietro Parolin" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/passione-per-cristo-diario-9788868790851/" target="_blank"><strong> diario di Mons. Canovai</strong> </a>testimonia che dalla ordinazione Sacerdotale la sua vita non fu solo il lento morire alla natura per vivere nella grazia, ma fu una continua e vera agonia, tanto intenso fu il ritmo di quel morire: nell’ordine fisico per la <strong>precaria salute</strong> che l’accompagnò tutta la vita, cagionandogli un tremendo squilibrio tra le forze fisiche e quelle spirituali ed intellettive; nell’ordine spirituale per la solitudine d’affetti a cui lo condanno la morte prematura di tutti i suoi famigliari, e per le sue ansie di ministero sacerdotale diretto con le anime e di <a title="“Don Giuseppe Canovai apostolo della gioventù”, da Avvenire" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/apostolo-della-gioventu-avvenire/" target="_blank"><strong>apostolato intellettuale</strong></a>, deluse durante nove anni di lavoro d’ufficio arido e monotono.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa agonia pienamente accettata, offerta e chiesta in unione alla <strong>Croce del Maestro</strong>, che si fecondava in forza redentrice ed in potere di conquista, fu il suo segreto con Gesù, perché ben poco trapelava esteriormente, chè anzi la sua festosa cordialità e la vivace letizia facevano apparire semplice e facile il suo cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu il segreto che dava alla sua parola qualcosa del misterioso fascino divino, tanto che quando disparve avremmo potuto ripetere con i discepoli di Emmaus “ Non è vero che sentivamo infiammarsi il nostro cuore, quando ci parlava e spiegava la scrittura?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto il suo spirito fu pieno del pensiero della Croce, e così convinto del suo potere redentore da considerarlo amabile e caro come i più grandi santi e trasformarlo in luce e in amore ogni minuto.</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong>Nella Croce la luce</strong>” scriveva nel suo diario. “Il cuore ferito dalla morte rifulge più splendido per l’amore”, “Più vale il silenzio al piede della croce, che molte opere”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il crescendo dell’unione alla croce si trasformava in un crescendo d’amore: “molto ama, molto crede, molto spera chi tace e consente di essere spogliato di sé per amore di Cristo. Non pensare di amare, mentre la tua anima apprezza qualche cosa fuori dell’amore. Il linguaggio dell’Amore è il silenzio”.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo<strong> amore incandescente per Cristo</strong> nasce il suo <strong>amore per gli uomini</strong> e la sua delicatezza nell’avvicinare le anime, nasce l’umanità del suo apostolato, che si fa umile e tenero, affermando energicamente: “Bisogna avvicinare un’anima, come chi serve, accondiscendere, sopportare, non comandare…fare come la madre che sostiene il bimbo a cui insegna a camminare, però non glielo fa sentire”. Conclude: “Bisogna vivere la vita di tutti nella più intensa e profonda partecipazione della vita di Cristo in noi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se uno dei grandi romanzieri d’oggi, che hanno preso il Sacerdote per protagonista dei loro libri, avesse conosciuto Mons. Canovai avremmo una rappresentazione del Sacerdozio cattolico ben diversa da quelle che esistono, <strong>una glorificazione del Sacerdote cattolico del nostro tempo</strong> nella figura di questo Sacerdote romano, morto a trentotto anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Egli che visse come una fiamma di luce e d’Amore per tre anni nella <strong>Nunziatura Apostolica di Buenos Aires</strong>, in mezzo al gran mondo della diplomazia e dell’aristocrazia, conquistandone le simpatie ma senza contaminarsi affatto, anzi accelerando la marcia verso la rinunzia totale, appare ora a dieci anni della morte come un modello e un simbolo della missione sacerdotale contemporanea che oggi più che mai esige tanto eroismo per la fetta attualità del pensiero e dello stile, per l’essenziale, intensa e veloce storia della sua breve vita.</p>
<p style="text-align: justify;">“Tu sai, Signore, che ho sete inestinguibile di affrettare la marcia, senza guardare l’energia che si consuma…scialacquando, se così si può dire, il sacrificio, come fece con il suo Sangue Gesù per redimerci” scriveva ultimamente…</p>
<p style="text-align: justify;">“Spremi, Signore, che non resti una goccia di sugo e che il sugo sia saporoso e fresco e grato per le anime assetate”.</p>
<p style="text-align: justify;">Meritò così di morire al canto delle note del “Vexilla Regis”che è l’inno della Croce, il giorno 11 Novembre, festa di San Martino, protettore di Buenos Aires.</p>
<p style="text-align: justify;">Coincidenza provvidenziale, perché anch’Egli certo è oggi in cielo un protettore di questa città e ben assomiglia al Santo che ancor catecumeno dava metà del suo mantello al povero che gli chiedeva l’elemosina, chi voleva spremere e consumare totalmente la propria vita per spegnere la sete delle anime.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><strong>Per ricevere maggiori informazioni su Mons. Canovai scrivere a: segreteria@familiachristi.org </strong></p>
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		<title>&#8220;Monseñor Josè Canovai&#8221;, de Tomàs D. Casares, Buenos Aires</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 08:33:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Discurso pronunciado en nombre de los Cursos de Cultura Catòlica en el entierro de los restos de su ex profesor Estas palabras que tengo el doloroso privilegio de pronunciar en nombre de los Cursos de Cultura Catòlica, no son de despedida. Nunca màs que hoy sentimos a Mons. Canovai entrañablemente unido a la obra de [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/monsenor-jose-canovai/">&#8220;Monseñor Josè Canovai&#8221;, de Tomàs D. Casares, Buenos Aires</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="http://www.dongiuseppecanovai.it">don Giuseppe Canovai</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Discurso pronunciado en nombre de los Cursos de Cultura Catòlica en el entierro de los restos de su ex profesor</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2015/11/jose-canovai.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1493" src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2015/11/jose-canovai.jpg" alt="jose-canovai" width="180" height="240" /></a>Estas palabras que tengo el doloroso privilegio de pronunciar en nombre de los <strong>Cursos de Cultura Catòlica</strong>, no son de despedida. Nunca màs que hoy sentimos a <strong>Mons. Canovai</strong> entrañablemente unido a la obra de los Cursos, para la cual prodigò testimonios de fervorosa predilecciòn; nunca màs que hoy, ante la realidad de su muerte, porque ahora aquella uniòn con que nos asistiera en vida trascendiò la caducidad de las cosas del tiempo, tiene sello de eternidad, se ha convertido en la seguridad de una asistencia para todo futuro, que ya no padece ninguna de las limitaciones de las posibilidades humanas. Mientras vivìa y desde que se vinculò a aquella casa de estudios tenìamos el lìcito y saludable orgullo de considerarle nuestro.</p>
<p style="text-align: justify;">Hoy, que luego de asistir a su trànsito, el presentimiento de que era uno de los “elegidos” se ha convertido en algo semejante a una evidencia, aquel orgullo se trueca en la confianza de sentirnos de èl. La confianza de que hoy aboga ante Dios, cara a cara, por el destino de ese hogar intelectual que èl amò tanto y donde fuè tan amado, entre muchos motivos el primero porque fuè suyo el movimiento incial de ese recìproco afecto, y consistiò desde la primera hora en una disposiciòn de ilimitada generosidad espiritual. Y aboga &#8211; de ahì nuestra confianza &#8211; no con los tìtulos de la obra, sino con los de su vida. Este es el momento en que la bandera de sun gran amor cubre la carga de defectos y miserias que la obra soporta por nuestra culpa. Estamos, pues, aquì trayendo la promesa de una gratitud que consistirà en el intento de no dejar que decline el recuerdo de las lecciones de su palabra y de su ejempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Extraño privilegio el de<strong> Buenos Aires</strong> que vino a ser, tan fuera de toda humana predicciòn, objeto del apostolado y testigo de la vida de este hombre excepcional.</p>
<p style="text-align: justify;">De este hombre digo, y no sòlo de esta alma, porque uno de sus rasgos distintivos era una especie de veneraciòn por la totalidad de la naturaleza humana, que arrastra, sì, las reliquias del pecado con que sacrificò la perfecciòn originaria, pero que &#8211; felix culpa &#8211; fuè levantada toda ella a màs gloriosa integridad por el misterio de la Encarnaciòn, ese misterio en el cual Mons. Canovai demoraba su predicaciòn con tan profunda complacencia. El milagro cristiano fuè trocar el tèrmino del esfuerzo de la espiritualidad pagana, que es la desesperaciòn, en alegria. He ahì el tema predilecto de este hombre apostòlico; casi dirìa que era el ùnico; y sin embargo, màs que renovado nuevo cada vez, como si acabara de engendrarlo en la magia de aquella palabra iluminada que siempre concluìa revelando algùn insospechado resplandor de la verdad.</p>
<p style="text-align: justify;">Què profundamente humano era ese sentido de las vitudes cristianas sobre el cual recayeron inolvidables enseñanzas suyas en los Cursos! El amaba al pobre hombre tal cual era; en su miseria &#8211; que es donde està màs necesitado de amor &#8211; y en la grandeza de haber sido redimido de la miseria por la Encarnaciòn del Hijo. La plenitud de Cristo, Dios hecho hombre, es, por el misterio de la Gracia, una comunicaciòn al hombre, aquì y desde ahore, en esta su condiciòn claudicante, de la plenitud divina. Por eso aquel empeño de Mons. Canovai de poner de manifiesto, hasta sensibilmente, toda la posibilidad de plenitud a que el cristiano està llamado desde esta vida. Y por eso tnìa para todas las cosas creadas desde las màs humildes, tan delicada reverencia, y la reverencia se exaltaba tratàndose de ese àpice de lo creado, en el orden temporal, que es la inteligencia humana y pedìa para la vida de ella,y èl era el primero en redìrselo, màximo homenaje.Acaso, &#8211; puesto que era tan supremamente inteligente-, por algo parecido al sibaritismo de un puro intelectual?: precisamente por todo lo contrario, por pura disposiciòn contemplativa: porque con la inteligencia conocemos a Aquel que no puede ser conocido sin ser soberanamente amado, con el ùnico amor que colma y pacifica al hombres y le recupera la verdadera alegrìa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ser cristiano era para èl tener el<strong> secreto de la alegria</strong> y estar desde esta vida, real y positivamente en ella, hasta en lo sensible de ella. Sobre esto recaìan sus lecciones predilectas y de esto fuè lecciòn viviente aquel su modo de jovialidad en todo trance, aquella opulencia de generosidad con que tenìa su espiritu constantemente abierto en acogedora comprensiòn, aquel goce profundo y sosegado con que estaba siempre en disposiciòn de recibir, como de la mano de Dios, el afàn de cada dìa.</p>
<p style="text-align: justify;">Què de extraño que semejante espiritualidad &#8211; no obstante hallarse en lo que los hombres llamamos el apogeo de la vida el punto en que van a madurar las esperanzas, en que se piensa insensatamente en concluir de modelar como un artista su creaciòn, la obra de la propria existencia &#8211; , le hiciera adelantarse hacia la muerte con asombrosa naturalidad, para recibirla &#8211; inenarrable lecciòn definitiva -, con un himno de alegrìa? Aquello parecìa un comentario viviente de las palabras de San Pablo: “Muerte, dònde està tu victoria”. La muerte fuè para èl la victoria de la vida, porque la abrìa, al fin, las puertas de la gran alegrìa de la casa del Padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Todo esto es la faz de su vida que nos fuè comunicada, la que se hizo a todos ostnsible; estos fueron los frutos; queda como secreto de Dios el trabajo con que se hundieron las raìces por donde vino la savia de la equilibrada, armoniosa y como natural plenitud de vida hecha de trabajos comunes, porosa especulaciòn intelectual y altìsima caridad. Dios ha consentido, sin embargo, en el que estuvo lo màs ìntimo de Su diàlogo con esta alma de predilecciòn. Juzgado desde la pequeñez y la debilidad del hombre librado a sì mismo què arduo el trabajo con que modelò en sì, hasta en la carne, la fisonomìa de Ctisto! Què subido el precio de tales frutos! Pero si èl estuviera en este instante al lado nuestro, como cuando vivìa, nos parece ver dibujarse uno de aquellos gestos amplios y llenos de majestad con que parecìa subrayar las palabras o suplir su insuficiencia cuando se referia a lòs misterios de Dios, para señalarnos que la perspectiva del cristiano ha de ser la inversa, porque el suyo debe ser un mirar desde arriba, desde la eminencia de la Gracia. Y desde allì todo precio es mezquino cuando se lo refiere a la magnitud infinita de los frutos gozados desde ahora en esperanza cuando la Fe y la Cadidad anticipan, aunque sòlo en espejo, la visiòn inefable de Dios. Por eso èl nos diò la gran lecciòn de pagarlo a toda hora con una sonrisa que venìa a sus labios del fondo del corazòn. Y asi hasta el trance en que ya no habìa de tomar Dios en pago algo de su vida, sino la vida misma.</p>
<p style="text-align: justify;">Y entonces con lùcida conciencia de hallarse ante el requerimiento decisivo, fuè como si se colmara su contento y respondiò ofrecièndose por quien màs amaba y porque todas las almas &#8211; son sus palabras de las ùltimas horas -, se abriesen a esa gran alegria de los hijos de Dios, de los “Christi fideles” que èl parecìa estar entreviendo. Por eso dije al principio que nos hallamos ante algo como una evidencia de que este gran testigo de Cristo, fiel hasta el fin, con una fidelidad crecientemente apasionada, era entre los llamados uno de los elegidos y que nunca habia podido ser màs firme a causa de ello, precisamente, la seguridad de su asistencia. Quiere decir, acaso, que es como si nada hubièramos perdido? No, por cierto. Esto, que no es una despedida, es una desgarrada separaciòn a la cuàl seguirà para nosotros una profunda soledad que en la tormenta de los dìas actuales nos serà aùn màs amarga. Dios sea alabado por el dolor de esta prueba que como toda prueba, pone en Cruz, es decir de pie y con los brazos abiertos, como este gran amigo del que hemos sido separados querìa que estuvièramos siempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tomàs D. Casares</strong></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Para recibir mayor informacion de Monseñor Josè Canovai y de la<a title="Opera Familia Christi" href="http://www.familiachristi.org/" target="_blank"> Opera Familia Christi</a> escribir a: <strong>segreteria@familiachristi.org</strong> -</p>
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		<title>Nel LXXIII anniversario della Chiamata al Cielo di Mons. Canovai</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2015 16:15:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;11 novembre ricorre il giorno della chiamata al Cielo dell&#8217;amato Servo di Dio Mons. Giuseppe Canovai, ispiratore e padre della nostra Opera Familia Christi. Uniti a lui come figli, in questo LXXIII anniversario della sua morte, desideriamo ancora una volta stringerci nel suo ricordo e nutrirci dell’inestimabile tesoro spirituale che ci ha lasciato. Tesoro reso oggi [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2014/01/urna-reliquie-canovai.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1107" src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2014/01/urna-reliquie-canovai-300x200.jpg" alt="urna-reliquie-canovai" width="300" height="200" /></a>L&#8217;11 novembre ricorre il giorno della chiamata al Cielo dell&#8217;amato <strong>Servo di Dio </strong><a title="Biografia don Giuseppe Canovai" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/biografia/" target="_blank"><strong>Mons. Giuseppe Canovai</strong>,</a> ispiratore e padre della nostra <strong><a title="Opera Familia Christi" href="http://www.familiachristi.org/" target="_blank">Opera Familia Christi</a>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Uniti a lui come figli, in questo <strong>LXXIII anniversario della sua morte</strong>, desideriamo ancora una volta stringerci nel suo ricordo e nutrirci dell’inestimabile tesoro spirituale che ci ha lasciato. Tesoro reso oggi ancor più vivo grazie alla prima pubblicazione integrale del suo Diario: è recentissima, infatti, la pubblicazione di &#8220;<a title="Passione per Cristo, Diario di Mons. Giuseppe Canovai – Con prefazione del Cardinale Pietro Parolin" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/passione-per-cristo-diario-9788868790851/" target="_blank"><em>Passione per Cristo. Diario di don Giuseppe Canovai</em></a>&#8220;, opera a cura di <strong>Mons. Florian Kolfhaus</strong>, che raccoglie tutti i quaderni che Mons. Canovai annotò dai suoi 16 alla sua morte, impreziosita dalla prefazione del <strong>Segretario di Stato</strong>, Sua Eminenza Reverendissima il <strong>Cardinale Pietro Parolin</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo giorno desideriamo, dunque, rendere grazie al Signore per l’<a title="Spiritualità don Giuseppe Canovai" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/spiritualita/" target="_blank">eredità che don Giuseppe </a>ci ha lasciato e per i frutti del suo fecondo <a title="Sacerdozio don Giuseppe Canovai" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/libri-scritti/sacerdozio-messa-breviario/sacerdozio/" target="_blank">ministero sacerdotale</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2014/11/GiuseppeCanovai.jpg"><img class="alignleft wp-image-1210 size-medium" src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2014/11/GiuseppeCanovai-300x148.jpg" alt="GiuseppeCanovai" width="300" height="148" /></a>Tra questi speciale menzione merita la costituzione della <a title="Fraternità Sacerdotale Familia Christi" href="http://www.familiachristi.org/fraternita-sacerdotale/" target="_blank"><strong>Fraternità Sacerdotale della Familia Christi</strong></a>, e l’avvicinarsi da ogni parte alla nostra Opera di tanti giovani e meno giovani, che desiderano conoscere la figura di Mons. Canovai e partecipare alle attività dell&#8217;Associazione che ne porta avanti gli ideali ed il modello spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro pensiero si volge inoltre alla <a title="Tommasina Alfieri" href="http://www.familiachristi.org/tommasina-alfieri/" target="_blank"><strong>prof.ssa Tommasina Alfieri</strong></a>, fondatrice della Familia Christi, amica e figlia spirituale di don Giuseppe e, con lei, ai tanti altri <strong>figli spirituali</strong>, sparsi in Italia, Cile ed Argentina che il Servo di Dio ha saputo indirizzare a Cristo ed alla Croce. Pensiamo ai tanti giovani formati e incontrati alla <strong>F.U.C.I</strong>., nella cappellania universitaria di <strong>Sant&#8217;Ivo alla Sapienza</strong>, all&#8217;Almo <strong>Collegio Capranica</strong>, alla Pontificia Università <strong>Gregoriana</strong>, nelle <strong>borgate romane</strong> ed ancora a <strong>Buenos Aires</strong> lungo tutto il suo servizio diplomatico per la Santa Sede.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.familiachristi.org/traslazione-roma-giuseppe-canovai/" target="_blank">Mons. Canovai morì</a></strong> <strong>cantando il <em>Vexilla Regis</em></strong>, e desideriamo ricordarlo così: forte dell’ultimo filo di voce speso per il Signore, felice di tornare alla Casa del Padre.</p>
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		<title>Fisionomia spirituale di don Giuseppe, di Domenico Mondrone S. J.</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2015 07:41:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>di Domenico Mondrone S.J. da “Suscipe Domine. Biografia e Diario di Monsignore Giuseppe Canovai La spiritualità di Monsignor Canovai riflette fedelmente la direzione ricevuta fin da giovanetto dal Padre Enrico Rosa S.J. Una spiritualità in cui tutto è semplice, chiaro, intelligibile, solido, coerente, naturalissimo. Essa comincia ad agire sull’intelligenza e la volontà per plasmare poi [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2014/01/suscipe-domine-copertina.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1111" src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2014/01/suscipe-domine-copertina-192x300.jpg" alt="suscipe domine copertina" width="192" height="300" /></a>di <strong>Domenico Mondrone</strong> S.J. da “<em>Suscipe Domine. Biografia e Diario di Monsignore Giuseppe Canovai</em></p>
<p style="text-align: justify;">La spiritualità di Monsignor Canovai riflette fedelmente la direzione ricevuta fin da giovanetto dal Padre Enrico Rosa S.J. Una spiritualità in cui tutto è semplice, chiaro, intelligibile, solido, coerente, naturalissimo. Essa comincia ad agire sull’intelligenza e la volontà per plasmare poi subito il cuore, i sentimenti, tutto l’uomo, mirando in sostanza a regolare tutta la vita secondo l’ordine rivelatoci appunto dall’intelligenza e dalla fede, e spingendo all’uso di tutti i mezzi a ciò necessari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Formazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ una spiritualità, quindi, che si potrebbe ridurre a queste due sole parole: scopi e mezzi. E’ la spiritualità attinta all’Imitazione di Cristo, agli Esercizi di Sant’Ignazio e all’Esercizio di perfezione ecc. del gesuita Alfonso Rodriguez: libri coi quali il giovane Canovai ebbe subito una familiarità non consueta. Egli, del resto, era fatto così: voleva veder chiare le cose e tendeva a volere fortemente. Nella lettura della Vita dei Santi predilesse quella di uomini dalla volontà fortemente temprata e dal cuore che seppe appassionarsi per il proprio ideale: in essi scoprì un’intima affinità elettiva. Più tardi però lesse, e gustò moltissimo, autori della più alta mistica, in particolare le opere di San Giovanni della Croce, Santa Teresa, Fra Luigi di Granada&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Giuseppe Canovai è una di quelle anime che, nella luce e ai tocchi della grazia, tempestivamente comprese e si orientò secondo il quid prodest homini del Maestro divino, il vanitas vanitatum del Qoelet, completato dall’Autore dell’Imitazione: omnia vanitas praeter amare Deum et illi soli servire. Tutto questo era l’insegnamento del Padre Enrico che ribadiva, con le parole della liturgia: “ibi fixa sint corda ubi vera sunt gaudia”, espressione che ricompare più volte nel Diario del giovane Canovai.</p>
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		<title>In memoria di Mons. Canovai, da L&#8217;Osservatore Romano, novembre 1944</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2015 21:26:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al secondo anniversario della morte di Mons. Giuseppe Canovai: il novembre 1942. Quando i numerosi scritti di Mons. Canovai, in cui la più trasparente sapienza delle cose dello spirito si accompagna allo slancio più devoto verso le anime, verranno pubblicati (e si sta ora raccogliendoli ed ordinandoli) sarà possibile una messa in rilievo piena [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2015/10/Canovai_fotografa_dal_ponte.jpg"><img class="alignleft wp-image-1483 size-medium" src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2015/10/Canovai_fotografa_dal_ponte-176x300.jpg" alt="Immagini di Mons Giuseppe Canovai Servo di Dio" width="176" height="300" /></a>Eccoci al secondo <strong>anniversario</strong> della morte di Mons. Giuseppe Canovai: il <strong>novembre 1942</strong>. Quando i <strong>numerosi scritti di Mons. Canovai</strong>, in cui la più trasparente sapienza delle cose dello spirito si accompagna allo slancio più devoto verso le anime, verranno pubblicati (e si sta ora raccogliendoli ed ordinandoli) sarà possibile una messa in rilievo piena di questo Sacerdote del Signore, del suo intimo segreto di raccoglimento, di penitenza e di immolazione e della fecondità della sua breve vita, corsa più che camminata nell’ascesa a Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma intanto i moltissimi che gli furono <strong>amici</strong> e tutti quelli che egli beneficò con la comunicazione serena, umile e gioconda del divino che lo ricolmava, sostano presso di lui in meditazione ultissima ed in venerazione profonda.<br />
Mons. Canovai non morì in Italia; la sua fine terrena è aureolata dal chiarore intenso di un <strong>sacrificio</strong>, per lui vivissimo, la lontananza dalla sua Roma che egli naturalmente ed apostolicamente amava e dai ministeri molteplici cui si era dedicato sin dalla sua prima giovinezza sacerdotale. Egli morì a <strong>Buenos Aires</strong> dove si era recato docile alla mano conducente di Dio nel dicembre del 1939 Uditore di quella Nunziatura Apostolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal piroscafo scriveva nel viaggio di andata “A mattina, tra le brune scorgo per la prima volta le coste americane&#8230; sono subito sceso in cappella a pregare perché Dio benedica il mio arrivo su questa terra di lavoro e di sacrificio per la quale mi sono distaccato da tutto ciò che ho amato&#8230;Ah! la <strong>partenza!</strong> è uno strappo all’anima, ma quanto fa bene, come si sente Cristo. <strong>Dio, la piccola Ostia bianca l’unica patria, il nostro vero unico vivere</strong>!&#8230;sento che la mia intensità di vita non si rallenta mai e ne benedico il Signore&#8230;guai a chi si ferma. Non importa quanto si vive, ma quanto intensamente si vive: consumarsi sempre nella donazione, nella preghiera, nel lavoro e non sostare che in Cielo!”.<br />
Per tre anni, frammezzati dai sei mesi nei quali fu a <strong>Santiago del Cile</strong> Incaricato di Affari ad interim, Mons. Canovai portò nella vita cattolica della capitale argentina la stessa infuocata spinta a Dio che aveva portato nell’ambiente romano del 1931 quando a 26 anni era stato consacrato sacerdote.</p>
<p style="text-align: justify;">Scriveva: <strong>“Il Sacerdozio è una offerta continua dell’anima</strong>, delle sue risorse, delle sue forze, di quanto ha di meglio per il servizio del Signore, uno stato di offerta vissuto e quindi una preghiera, una donazione interiore silenziosa e nascosta, è un darsi come il Maestro si è dato&#8230;Come grandeggia nell’anima, come si solleva in noi lo stesso lavoro intimo della vita interiore quando sentiamo farci per misericordia di Dio una fonte che vive dell’Unica Fonte, una donazione dell’Unica Acqua a cui qualche piccolo della terra possa dissetare la sua sete di Dio e la sua necessità di perdono”.</p>
<p style="text-align: justify;">Come in Italia era passato da un <strong>apostolato</strong> all’altro con l’unica fissa ricerca del regno di Dio nella anime, prodigandosi nell’assistenza ai giovani, nella direzione delle coscienze, nella illuminazione delle intelligenze (ed era maestro per coltura, dottrina e dono di parola convincente e trascinante) così fece a Buenos Aires, riuscendo a trovar tempo oltre l’intensissimo lavoro del suo alto ufficio, superando le difficoltà della sua non buona salute. “Sono andato a celebrare in una parrocchia del suburbio dove vado alcune volte. Non si può immaginare la <strong>povertà e la miseria di questi quartieri periferici</strong> in cui si affolla una popolazione cosmopolita, miserabile e sovente nell’indigenza e nell’abbrutimento&#8230;che gioia commentare a quella povera folla di anime la parola di Gesù”.</p>
<p style="text-align: justify;">Altrove: “Ieri sera dopo una riunione dei miei giovanotti &#8211; tra cui alcune della più belle intelligenze del <strong>laicato cattolico argentino</strong> &#8211; sono tornato a casa con una vera sete della più silenziosa preghiera e questa mattina la mia meditazione e la mia Messa mi hanno lanciato alle opere quotidiane &#8211; nonostante il terribile male che avevo &#8211; come una palla di cannone!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Umilissimo pur tra i vasti successi e le più consolanti rispondenze ai suoi apostolati, inviando il suo pensiero in Italia a tutti incessantemente chiedeva che si pregasse “per questo povero prete lontano”.</p>
<p style="text-align: justify;">La morte, a 38 anni, non lo sorprese: la presentiva, pur nella vitalità vivacissima e giocondissima della sua natura “Che il Signore butti tutta la mia povera legna nel Suo fuoco, la faccia ardere&#8230; e mi affretti alla meta cui solo anèlo!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Venne quasi improvvisa cogliendolo in lavoro sul campo, fissandolo in Dio nell’eccezionale grado di amore che aveva raggiunto. Venne proprio come egli l’aveva chiesta giovanetto “Signore,<strong> fammi morire come Francesco Saverio lontano da tutto ciò che mi è caro</strong>, in una solitudine piena affinché Tu ed i Tuoi angeli siate unicamente vicino a me”.</p>
<p style="text-align: justify;">Soffrì senza un lamento, era abituato dall’adolescenza alla <strong>penitenza</strong> portata nascosta tra i compagni di università, celata sotto il sorriso. Non l’aveva lasciata mai e fin sul tavolo operatorio ne furono <strong>scoperti, con meraviglia, i segni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Attese la morte pregando, offrendo la sua vita, cantando le ultime strofe del <strong><em>Vexilla Regis</em></strong>, in una unione col suo Dio che traspariva del volto raggiante. I molti che gli erano vicini, con l’affezionatissimo suo Nunzio, ne riportarono profondissima impressione: Mons. Canovai chiuse la sua giornata terrena nelle più splendide luci dell’Amore divino.</p>
<p style="text-align: justify;">La Madonna lo volle vicino in morte come lo aveva tenuto vicino a Sé, in immacolato candore, in vita. Fu seppellito nella cappella del clero che è nel giardino circostante la basilica di Nostra Signora del Pilar. (A maggio 2007, si è proceduto alla ricognizione canonica dei resti mortali di Mons. Canovai in Argentina, ed alla loro successiva traslazione a Roma ndr.)</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo la partenza per l’America, nel gustato e cocente sapore del distacco, egli scriveva: ”Sento le mani della Vergine fatte luminose nella Croce del Figlio protendersi a benedire e consolare il mio lungo andare”.</p>
<p style="text-align: right;">M. A.</p>
<hr />
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;"><a title="“Don Giuseppe Canovai apostolo della gioventù”, da Avvenire" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/apostolo-della-gioventu-avvenire/" target="_blank">“Don Giuseppe Canovai apostolo della gioventù”, da Avvenire</a></p>
<p style="text-align: left;"><a title="Da L’Osservatore Romano: “La voce di qualcun altro”" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/osservatore-romano-parolin/" target="_blank">Da L’Osservatore Romano: “La voce di qualcun altro”</a></p>
<p style="text-align: left;"><a title="“Ricordando Mons. Canovai”, da L’Osservatore Romano, 11 novembre 1943" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/articolo-osservatore-romano-11-novembre-1943/" target="_blank">“Ricordando Mons. Canovai”, da L’Osservatore Romano, 11 novembre 1943</a></p>
<p style="text-align: left;"><a title="da La Voce di Ferrara: Don Giuseppe Canovai: “In Cruce Oro et Pugno”" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/la-voce-ferrara-cruce-oro-pugno/" target="_blank">da La Voce di Ferrara: Don Giuseppe Canovai: “In Cruce Oro et Pugno”</a></p>
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		<title>&#8220;Don Giuseppe Canovai apostolo della gioventù&#8221;, da Avvenire</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2015 18:49:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Presentiamo un articolo sul Servo di Dio Mons. Giuseppe Canovai, pubblicato su Avvenire del 9 giugno 1996 in cui si raccontano le sue attività di apostolato ed il legame con l&#8217;Opera Familia Christi &#160; (V.M.) – Non avremmo forse conosciuto questa figura di sacerdote se non avessimo incontrato – per una di quelle strane ed [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Presentiamo un articolo sul Servo di Dio Mons. Giuseppe Canovai, pubblicato su Avvenire del 9 giugno 1996 in cui si raccontano le sue attività di apostolato ed il legame con l&#8217;Opera Familia Christi</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2015/10/apostolo-gioventu.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1476" src="http://www.dongiuseppecanovai.it/wp-content/uploads/2015/10/apostolo-gioventu-300x170.jpg" alt="apostolo-gioventu" width="300" height="170" /></a>(V.M.) – Non avremmo forse conosciuto questa figura di sacerdote se non avessimo incontrato – per una di quelle strane ed inaspettate circostanze della vita – una nostra ex-presidente diocesana della Gioventù Femminile degli anni ’30. Da lei abbiamo potuto avere alcune notizie su un prete che pure svolse parte del suo apostolato in diocesi sostenendo l’impegno spirituale di molti giovani e ragazze: don Canovai.</p>
<p style="text-align: justify;">Don Giuseppe Canovai era nato a Roma il 27 dicembre del 1904. studente nel Liceo Visconti, iscritto all’A.C. nel Circolo “Studio e Azione”, fu un carattere forte e tenace ma pure pieno di gioia e umiltà, anche dopo che divenne “importante”, conseguendo ben quattro lauree in filosofia, giurisprudenza, teologia e diritto canonico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando nel 1924 gli morì il padre, iniziò a lavorare per sostenere la famiglia , mentre prorompeva in lui la vocazione religiosa che sembrava indirizzarlo nella scelta della Compagnia di Gesù. È così che si iscrive ai corsi di teologia nell’Università Gregoriana e poi, tramite il padre Rosa, entra all’Almo Collegio Caprinica, dove sarà ordinato sacerdote il 3 maggio del 1931. ma non verrà tra i gesuiti, bensì resterà sacerdote diocesano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo ministero si esercita soprattutto nel vasto campo della gioventù e degli intellettuali, predicando numerosi corsi di esercizi, <a title="Conferenza del Card. Siri: “L’anima sacerdotale di Mons. Canovai”" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/giuseppe-siri-conferenza-canovai/">a volte insieme con Giuseppe Siri</a>, poi divenuto cardinale, vescovo di Genova. Quale predicatore di esercizi spirituali venne spesso nella diocesi di Frascati (ove tra l’altro a Poggio Tulliano abitava un suo zio). Intervenne soprattutto ai momenti di spiritualità promossi dalla Gioventù Femminile di (di cui era allora presidente diocesana – anni ’32-35 – <strong>la sig.na Tommasa Alfieri</strong>, e della quale, oggi 86enne, fra breve pubblicheremo una nostra intervista).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, nel 1936, l’ex-presidente diocesana della GFCI fondò con altre giovani, l’Opera “Familia Christi”, don Canovai ne condivise in pieno ideali ed obiettivi spirituali. Nel 1937 fu nominato assistente diocesano della FUCI romana e con il suo impegno riuscì anche ad<strong> ottenere un pezzo di terreno per la Cappella nella Città universitaria.</strong> Nel ’39 venne nominato uditore nella Nunziatura apostolica di Buenos Aires in Argentina. Qui, oltre ad esercitare con impegno questo importante incarico, si prodigò ancora nel suo ministero di predicare Corsi, esercizi spirituali, incontri con studenti ed intellettuali. Questo stile di apostolato portò con sé nei mesi (gennaio-luglio) del ’42 allorché fu inviato a Santiago del Cile come “Incaricato d’Affari”. Tornato in Argentina, pochi mesi dopo, l’11 novembre del ’42 moriva a Buenos Aires dove è sepolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Una certa fama della sua “<strong>santità</strong>” di vita si era intanto diffusa fin da allora, per quella forte testimonianza che gli aveva fatto accettare ed abbracciare la Croce nelle sue sofferenze fisiche offerte con coraggio ed umiltà. Il cammino della sua ascesi è documentato anche da quei pensieri e proponimenti appuntati &#8211; già da ragazzo – in un diario a cui affidò le sue riflessioni fin poco prima della morte (tali scritti sono stati pubblicati nel 1964 dalle edizioni Centina a cura di Mons. G. Loreti).</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Attualmente è in corso il <a title="Processo di Canonizzazione" href="http://www.dongiuseppecanovai.it/processo-canonizzazione/"><span style="color: #771514;">Processo Canonico per la beatificazione del Servo di Dio Mons. Giuseppe Canovai</span></a>, ponente la causa l’<em>Associazione Vittorio e Tommasina Alfieri-Opera Familia Christi</em>. Per informazioni e materiale sul Servo di Dio rivolgersi all’Associazione: segreteria@familiachristi.org</p>
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